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Malattia del lavoratore e periodo di comporto

La legge e i contratti collettivi prevedono una tutela specifica per il lavoratore: il periodo di comporto, durante il quale il dipendente ha diritto a conservare il proprio posto di lavoro anche se, per motivi di salute, non è in grado di svolgere la propria attività.
Per questo è importante sapere quanto dura e come viene calcolato, soprattutto quando la malattia si prolunga nel tempo.

La regola generale è contenuta nell’articolo 2110 del Codice civile, mentre la durata del periodo di comporto viene normalmente definita dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL).
Questo significa che non esiste un unico limite valido per tutti e che il numero di giorni di assenza consentiti può cambiare in base al settore, al contratto applicato e all’anzianità del lavoratore.

Come si calcola il periodo di comporto

Il conteggio delle assenze può seguire criteri diversi.
Quando la malattia si presenta in modo continuativo, si parla di comporto secco.
Se invece il lavoratore si assenta più volte in periodi diversi, può trovare applicazione il cosiddetto comporto per sommatoria, che considera il totale dei giorni di malattia accumulati in un determinato arco di tempo.

In genere nel calcolo vengono considerati anche i giorni festivi e quelli non lavorativi compresi nel periodo di assenza. Per questo è importante non limitarsi a contare soltanto le giornate in cui si sarebbe dovuto lavorare, ma verificare attentamente quanto previsto dal proprio contratto collettivo.

Cosa accade se si supera il limite previsto

Il superamento del periodo di comporto rappresenta un momento delicato.
Una volta terminato il periodo di tutela, il datore di lavoro può valutare il licenziamento, ma non si tratta di una conseguenza automatica: devono essere rispettate le condizioni e le procedure previste dalla normativa.

Per il lavoratore è quindi importante conoscere la propria situazione prima di arrivare alla scadenza del comporto, verificando il corretto conteggio delle assenze e le eventuali tutele riconosciute dalla legge o dal contratto applicato.
In alcuni casi particolari possono infatti essere previste protezioni aggiuntive, per esempio in presenza di patologie gravi, disabilità o situazioni specifiche disciplinate dalla contrattazione collettiva.

Le assenze che possono essere escluse

Non tutte le assenze legate alla salute vengono necessariamente considerate nel periodo di comporto.
Alcune situazioni possono seguire regole diverse, come gli infortuni sul lavoro o le malattie professionali nel caso in cui siano collegate a responsabilità del datore di lavoro.

In determinate circostanze il lavoratore può inoltre chiedere di utilizzare le ferie maturate, così da evitare il superamento del limite previsto e avere un ulteriore periodo di tutela.

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