Il reato di autoriciclaggio è stato introdotto nell’ordinamento italiano con la Legge n. 186 del 2014, e per la precisione con l’articolo 648-ter, comma 1 del Codice penale, per rispondere a precisi obblighi internazionali e ad alcune lacune della precedente normativa in relazione alla prevenzione e al contrasto all’impiego illecito di capitali, come per esempio l’acquisto di immobili con denaro di provenienza illecita, il trasferimento di fondi su conti esteri o l’investimento in attività apparentemente lecite.
Il contrasto all’autoriciclaggio contribuisce quindi a tutelare l’economia legale, prevenire la corruzione e il finanziamento di attività criminali.
A partire dal primo gennaio 2015, chi compie il reato di autoriciclaggio può essere perseguito penalmente nel caso in cui utilizzi i proventi illeciti per reimmetterli nell’economia legale.
La norma, infatti, punisce chi, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da tale delitto in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative con l’intento di ostacolare l’identificazione della loro origine illecita.
Il reato non si configura se il soggetto si limita al godimento personale dei proventi illeciti. La punibilità scatta solo se vi sono azioni atte a dissimulare l’origine dei beni.
La condotta tipica è quella di un soggetto che, dopo aver commesso un reato (per esempio un reato fiscale, un furto o una truffa), utilizza i proventi per acquistare immobili, investire in attività commerciali, finanziare imprese oppure movimentare capitali per mezzo di strumenti finanziari.
La pena base prevista è la reclusione da due a otto anni e una multa da cinquemila a venticinquemila euro.
È comunque prevista un’attenuazione: se il reato è meno grave – cioè punito con una pena massima inferiore a cinque anni – gli anni di reclusione sono da uno a quattro e la multa scende a duemilacinquecento-dodicimilacinquecento euro.
La legge prevede inoltre aggravanti se il reato viene commesso nell’esercizio di attività professionali, bancarie o finanziarie.
È necessario individuare con esattezza il momento in cui si consuma l’autoriciclaggio, perché è da quel momento che parte il termine di prescrizione del reato.
Data la complessità della normativa, che è difficile provare l’intenzione del reato e che le scelte difensive possono influenzare la prescrizione e l’esito del processo, è importante essere affiancati da avvocati penalisti esperti in reati economici e patrimoniali.
Solo professionisti esperti, infatti, possono esaminare con cura la situazione dell’indagato, capire se ci sono gli elementi del reato e costruire la giusta strategia di difesa.












